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La cultura per abbattere le barriere della disabilità psicosociale

Visitabile fino al 4 luglio alla MEM una mostra fotografica dedicata a Stampace e realizzata nell'ambito del progetto ideato dall'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune, in collaborazione con la AOU e l'Università
l'Assessore Secchi e i protagonisti del progetto
l'Assessore Secchi e i protagonisti del progetto

L'inclusione sociale è al centro di un progetto che l'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Cagliari, il centro di Psichiatria di consultazione dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari e i Corsi di Laurea della Riabilitazione dell'Università del capoluogo stanno mettendo a punto.

Il primo passo è stato quello di allestire e inaugurare una mostra fotografica, visitabile fino al 4 luglio, negli spazi espositivi della MEM – Mediateca del Mediterraneo di via Mameli 164, dedicata al quartiere di Stampace e al forte legame con il carnevale cagliaritano.

E' stato l'Assessore alle Politiche Sociali e Salute, Ferdinando Secchi, a tagliare il nastro, affiancato dal coordinatore del progetto Mauro Carta e da Luigi Minerba, direttore dell’Area socio sanitaria (Ass) di Cagliari.

“È la prima iniziativa – ha commentato l'Assessore Secchi - del progetto per la riscoperta delle memorie, ovvero la ricerca di momenti “storici” o di momenti significativi di vita in luoghi storici cagliaritani. Lo scopo è quello di una migliore conoscenza della nostra identità attraverso un ponte fra generazioni. Qualcuno ha scritto che raccontarsi fa bene, oggi la globalizzazione rischia di farci perdere la consapevolezza della nostra identità. Per lavorare a questo progetto alcune persone con disabilità psicosociale stanno usufruendo di contributi per l’inserimento lavorativo messi a disposizione dall’assessorato alle politiche sociali e salute: un modo nuovo per utilizzare un contributo economico, fare cioè in modo che questo possa avere una ricaduta sul sociale. Ma questa iniziativa ha anche il fine non secondario di non creare assistenzialismo bensì l’opportunità di un ruolo attivo, di offrire dignità a chi ne usufruisce, di dare la possibilità di una doppia ricaduta per l’abbassarsi dello stigma (la gente impara a conoscere che chi ha sofferto può ancora essere utile anche agli altri)”.

Persone con disabilità psicosociale in collaborazione con volontari e studenti dei corsi di laurea della riabilitazione stanno dando vita ad un centro di attività culturali che possa servire da scambio e momento di incontro per quei cittadini che sono costretti alla solitudine o, magari, più semplicemente che vogliano usufruire di momenti di incontro.

Non solo la disabilità psicosociale non è vista come una barriera ma, anzi, persone che hanno sofferto lavorano per aprire spazi per altri.

Perché la “malattia mentale” non divenga un marchio ma si possa iniziare a scoprire che chi ne ha sofferto può essere un cittadino attivo e può lavorare per la comunità.
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  • 02 luglio 2018